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Fintech: l’ innovazione on the road di Domec Spa

 

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Quei 200 km in auto da Napoli a Roma non sembrano molti in confronto a quelli che separano il Bel Paese dal Plateau Antartico, dove hanno sede la piattaforma Dome C e la base di ricerca franco-italiana dalla quale prende il nome la Fintech company guidata da Antonio Sorrentino, CEO e founder di Domec Spa. Una distanza che tuttavia acquista importanza se consideriamo il  recente accordo tra Anas e Enel OpenFiber per la realizzazione di un’infrastruttura di rete in fibra ottica per la diffusione della banda ultra larga lungo la rete autostradale . L’opera contribuirà a ridurre  il digital divide che caratterizza il nostro Paese accorciando le lunghe distanze dai Paesi Europei più digitalizzati.

Su quelle strade dotate a breve di una connessione ultra veloce, il fondatore di Domec mi concede un’intervista on the road ripercorrendo in auto la Penisola. Eppure, non basterebbero altri mille chilometri per raccontare la storia e soprattutto il futuro che questo imprenditore dall’incontenibile entusiasmo e dall’inconfondibile estro partenopeo sta tracciando intorno a questa impresa. Un tornante dopo l’altro scopro che nel giro di due anni la startup nata nel 2014 si è trasformata in  PMI innovativa chiudendo il 2016 con oltre  1,5 mln di fatturato e 250 mila euro di utili. Di questo percorso di crescita   cito  solo alcune  tappe importanti: nel maggio 2016  l’investimento di 1,6 mln euro da parte di Sviluppo Basilicata , il fondo regionale di venture capital dell’omonima regione, e di un gruppo di Investitori privati oltre ovviamente agli stessi Founder;  le  partnership commerciali  con Autogrill, Eataly, Italo Treno e BancoPosta; la selezione all’interno del programma Endeavor Italia insieme a D-Orbit e Moneyfarm e per finire l’ultima breve sosta prima di ripartire sfrecciando lungo l’autostrada dell’innovazione digitale di Domec: l’accordo per l’acquisizione, un mese fa, di un’altra startup attiva nel settore dei programmi innovativi di fedeltà digitali: Spotonway.

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Il CEO di Domec, Antonio Sorrentino.

 

L’acquisizione di Spotonway , mi chiarisce il CEO , rientra in un piano preciso di apertura verso un’offerta di servizi B2C e non solo B2B che ha caratterizzato Domec  dalla sua nascita. Il core business della startup è infatti  lo sviluppo e  gestione  di servizi  nel settore dei pagamenti closed loop . Il cuore tecnologico è rappresentato dalla piattaforma software  che consente di gestire, in modo del tutto automatico ed a costi ridotti, servizi finanziari e di marketing, legati ai programmi fedeltà, mediante i seguenti servizi: gift card, loyalty card, sistemi promozionali automatizzati, couponing, sistemi di engagement e analisi e gestione dei dati.

Un modello di revenue semplice quanto efficace a sostenere la rapida crescita aziendale: il pagamento di una fee iniziale da parte dell’azienda cliente, una quota per la gestione delle attività ed una transaction fee.  Già dal primo cliente , Autogrill, si registra un fatturato positivo  mentre prende slancio l’ attività  di  sviluppo della piattaforma :  i primi ricavi vengono contemporaneamente reinvestiti in ricerca e si alimenta il portafoglio clienti  in un ciclo virtuoso.

“Siamo cresciuti sul B2B ed ora stiamo lavorando sull’implementazione del B2C . Quest’ultimo garantirà la scalabilità in termini di business .E’ questo il  motivo per il quale abbiamo unito le forze con Spotonway. Questa startup lavora infatti con i clienti finali. L’obiettivo è quindi fornire un servizio alle aziende da un lato e raggiungere il consumatore finale dall’altro”.

Un esempio pratico di integrazione dei servizi offerti e delle sinergie derivanti dalla combinazione dei due business: “ Ai clienti finali  che partecipano al programma di loyalty lanciato da Spotonway sarà possibile ottenere dei punti  che potranno essere spesi all’interno della rete di esercizi commerciali affiliati o redimerli direttamente su DomecGo! :il marketplace B2C di Domec”.

I milestone di Domec
I milestone di Domec.

 

Indispensabile per proseguire su questa strada e garantire vitalità al cuore tecnologico di Domec è un centro di ricerca e sviluppo all’ennesima potenza. Ed è il  capoluogo lucano infatti ad essere stato scelto come base di R&D nell’intento di supportare la creazione posti di lavoro al Sud ed attingere  i migliori talenti nel campo della matematica, dell’informatica e dell’ingegneria dal bacino universitario circostante,  sul quale ha puntato anche il gigante di Cupertino, che  all’Università Federico II di Napoli ha deciso di stabilire la prima IOS  developer academy in Europa. Tra gli altri pioneri della cosiddetta “Sinapsi Valley” figurano anche Cisco e NTT Data. Tuttavia, più che la Valley made in USA , Sorrentino propone di tradurre nel sistema italiano ed in particolare al Sud   “ un modello alla Israele”- dotato di  una forte propensione alla ricerca e sviluppo puntando sulla tecnologia come propulsore della crescita nazionale – “ con un focus sulla parte tecnologica, un know how costante dove si fa sperimentazione sia sul mondo dei dati, delle applicazioni software, sia il mondo dell’IOT che del Cloud Computing,” .

Per ora l’Italia sembra sì una “startup nation”, ma più per la quantità di startup  innovative  nate negli ultimi anni : oltre 6700 secondo i dati del Registro delle Imprese . Se si considerano le performance aziendali, il bilancio diventa decisamente negativo secondo le ultime statistiche  pubblicate congiuntamente dal Mise e Unioncamere. Il caso di Domec quindi costituisce un’ eccezione che ha  saputo  cogliere  le opportunità fornite dagli  strumenti a favore della creazione di startup innovative  messi a disposizione    dal Decreto Crescita 2.0.

Il ventaglio di strumenti garantiti a supporto dei  nuovi imprenditori nel campo dell’innovazione manca tuttavia di incentivi ed agevolazioni a favore delle assunzioni dei lavoratori all’interno di startup innovative . In fondo, “la ricerca la fanno le persone, non le macchine” ricorda il Founder , e  prosegue:

Nel nostro settore la forza lavoro realmente generata va triplicata, per ogni dipendente interno a tempo indeterminato ci sono almeno altre tre persone tra collaboratori, consulenti etc. da considerare nel computo finale .”

Una maggiore tutela dell’imprenditore  che assume nuovi lavoratori e quindi investe in ricerca, permettono di creare le condizioni adatte alla sperimentazione e alla formazione professionale di  ingegneri, matematici , informatici e   ricercatori in altre discipline. In tal modo i neolaureati in particolare hanno la possibilità di mettere a punto   le proprie competenze e di svilupparle potendo sperimentare sul campo, ampliare la propria esperienza e specializzarsi all’interno dell’impresa. Intorno al proprio centro di ricerca a Potenza, il Founder di Domec   ambisce a “ creare  un’area altamente specializzata puntando nel frattempo all’internazionalizzazione . Quest’ultima sarà attuata attraverso l’apertura   all’estero di  sedi commerciali mantenendo  l’attività di progettazione e sviluppo all’interno del laboratorio italiano”.

Questa strategia di internazionalizzazione è in linea con una maggiore attrattività per gli investitori esteri che sono molto interessati al mercato italiano ma si orientano verso startup con una valenza internazionale. Sono infatti stranieri i due fondi che hanno inizialmente investito in Domec con l’intenzione di fare da tramite ad altri investitori internazionali ed aprire a prossime opportunità di finanziamento.

Quando lo sguardo volge verso i mercati esteri c’è inoltre un’altra questione critica: la credibilità, il trust relativamente basso delle aziende italiane che vendono prodotti e servizi di tecnologia all’estero ed in particolare software.  Eppure i talenti ci sono ed i costi sono competitivi , soprattutto al Sud.

“ C’è perciò un grande  potenziale di crescita per il mercato del software italiano e riuscire ad affermarsi sul mercato americano costituirebbe la prova definitiva di creazione di valore da parte dell’impresa.”

Una visione sul futuro quindi che affianca al tradizionale  made in Italy del Fashion e del Biotech anche il settore dello sviluppo di software ed applicativi ed il Fintech all’italiana. Una soluzione volta al  rinforzo del trust delle imprese operanti in questi settori potrebbe essere, secondo l’imprenditore, una certificazione che permetta “alle startup   di farsi conoscere ai grandi nomi come ad esempio  Allianz ed Axa in modo da competere alla pari  con incumbent come Acceture, IBM e Deloitte  analogamente a quanto già  avviene Oltreoceano ,  dove le grandi aziende  devono  potersi fidare delle piccole ma ben selezionate e certificate.”

Ciò darebbe un impulso significativo alla crescita delle startup innovative in termini di qualità più che quantità. Dalla collaborazione tra quest’ultime, come accaduto per Domec con Getyourbill e Sparkling18 scaturisce l’ultima intuizione: “Se un po’ di startup complementari e di successo si unissero, potrebbe uscirne un’azienda nuova.”

Mancano pochi chilometri  e l’intervista sta per finire. Siamo quasi arrivati a Roma.

E penso che  anche questa è la grande bellezza del Fintech.

Fine registrazione.